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LA VIA DI DAMASCO – DALL’AGONISTA AL PESTATORE DI PATATE

Racconto breve…scemiserio.

Premessa:

Cum petere humanum est, perseverare autem diabolicum. Lo so che può apparire un poco azzardato piegare strumentalmente questo sommo principio, con tanto di opportuna modifica, alla banalità dell’aneddoto che voglio raccontare…

 

L’oggetto e la morale del racconto riguardano la com-petizione che non è una “petizione comune” ma quel desiderio innato di misurarsi con se stessi e/o con gli altri. Nello sport è, praticamente, il motore principale che ne determina l’esistenza. Nel contempo, se questo principio viene esasperato e protratto oltre un certo limite diviene un ostacolo in relazione al godere dei molteplici aspetti positivi che la pratica dello sport può dare.

Quindi, secondo me, lo sport competitivo ha una sua importante ragione d’essere ma è saggio, passato il momento dell’eccellenza fisica, riposizionarsi sulla pratica sportiva meno impegnativa ma capace di dare grandi emozioni oltre ché agire positivamente sul benessere fisico e mentale.

Il racconto…

La voce impaziente è persino impertinente di Imerio è giunta perentoria a riportarmi alla realtà! Lui, dietro di me, scandiva un passo veloce facendo scivolare egregiamente gli sci su quella salita che caratterizzava la fase più impegnativa del tracciato di una anonima gara di sci alpinismo a coppie in Valle d’Aosta. A volte sentivo i suoi attrezzi toccare le code dei miei sci quasi, o senza quasi, a sollecitarne l’andatura.

“Passiamo questa coppia” era il suo pressante invito! La voce mi giunse ovattata nel momento catartico che stavo vivendo… Impegnato nella faticosa salita con lo spirito del perenne agonista impegnato a contemplarsi la punta degli sci per non vedere le asperità del tracciato di gara avevo scorto un’ombra precedermi e, da qualche secondo, avevo alzato lo sguardo verso l’“ostacolo” che mi rallentava, appena un poco, il passo.

Davanti a me, appena due metri davanti a me, la figura slanciata di una atleta impegnata nello sforzo estremo! Di lei apprezzai immediatamente il gesto atletico ma, ahimè, lo sguardo maschile non potè fare a meno di osservare la perfezione di quel corpo contenuto in una professionale (ed esponenziale) tutina appena ombrata da incipienti segni del sudore che, non ostante il freddo, lo sforzo atletico riesce a produrre!!!

Per me fu come la caduta di Saulo sulla via di Damasco!!! Ma allora… se si alza lo sguardo, lo sport può offrire di più che una classifica ed un responso cronometrico! In quel momento mi resi conto di avere salito lo Chaberton in gara per ben 19 volte e di non avere mai visto le torri che ne dominano la cima…pensai di avere percorso i sentieri di molte valli alpine italiane e non solo e di avere visto, sostanzialmente, esclusivamente la punta delle mie scarpe oltreché la partenza e l’arrivo…Capii che tutto, a suo tempo, aveva avuto un senso ma anche che era giunto il momento di “alzare lo sguardo” e vivere lo sport in modo più completo dedicando meno attenzione al cronometro e più al vivere maggiormente altri aspetti ed altre soddisfazioni che la pratica sportiva porta con sé.

“Passiamo questa coppia” era l’invito e così facemmo. L’amico Imerio era impallato da altra visuale, essendo sulle code dei miei sci, e non avrebbe capito un attardarsi in contemplazioni dannose ai fini della classifica finale… però da quel giorno, complice l’incedere dell’età, la pratica dello sport l’ho vissuta in modo più “leggero” ma anche complessivamente più appagante. Talvolta ricado in tentazione e provo ancora a sentirmi “agonista” in senili categorie: il risultato sta nel fulminante giudizio dell’anziana signora… “come corre male! Sembra che pesti delle patate”!

Carlo Degiovanni