2001 – DOPO QUATTRO ANNI SABBATICI, LA RIPARTENZA – DURA LEX, SED LEX– E VENNE UN UOMO CHIAMATO PAOLO BERT
Quattro lunghi anni durò la traversata del deserto: al netto delle spille da balia di Daniele Ivol il ritorno, nel 1996, della Tre Rifugi a coppie aveva lasciato più che un’ombra dietro di sé.Sessanta coppie partecipanti, rigidamente maschili causa i comandamenti Fidal, compensavano davvero il grande lavoro organizzativo sostenuto da un numero sempre più ridotto di volontari? La stessa Valle pareva non avere più interesse per il futuro della Tre Rifugi e le Istituzioni pubbliche si fecero latitanti.
L’idea del Cai Uget Val Pellice aveva dato i suoi frutti nella promozione degli scenari alpini di alta valle e dei suoi 3 rifugi ed il gruppo dirigente che aveva lanciato la strana idea era oramai sazio dei successi ottenuti.
Inoltre il mondo della Marcia Alpina era in una fase di profondo cambiamento: i meno agonistici Trail stavano ottenendo grandi adesioni proponendo la innovativa figura del “Finisher”dando spazio a tutti coloro che, al di là del mero risultato cronometrico, volevano essere riconosciuti “finitori” di imprese sportive inusuali e per questo si moltiplicarono distanze e dislivelli. Scomparivano i 21,7 km e 1.700 metri di dislivello di fronte all’Ultra Trail du Mont Blanc che di km ne proponeva 170 ed il dislivello toccava i 10.000 metri. Insomma, tanta quantità e minore qualità testimoniata da quei due record, a coppie e singolo, risalenti rispettivamente al 1976 ed al 1991.
Anche un certo snobismo stava facendo capolino: i pochi corridori di montagna, scevri da tabelle e ripetute, integrati a pane, salame e vino che correvano in pantaloncini e canottiera, calze di lana e pantufle vedevano avanzare il popolo dei Trailer dotato di innovativi bastoncini diritti o ricurvi, gps, zainetti, camel bag, calze tecniche e scarpette dotate di ogni confort. Le antiche magliette di cotone erano soppiantate da “capi tecnici”d’avanguardia e in alcune gare facevano capolino le tanto amate “categorie” senili in grado di moltiplicare podi e vincitori.
E poi, che idea strana ed antiquata quella di fare salire gli atleti a piedi da Villanova fino al luogo della tanto storica quanto Inutile Fatica quando esistevano alternative a portata di automobile? Peraltro, nel frattempo, una nuova pista forestale era stata allestita al servizio di strutture e margari ma non del popolo della Tre Rifugi.
La riflessione investì appieno il Cai Uget Val Pellice ed in specifico i pochi (2) reduci del Comitato organizzatore che proposero la sospensione a tempo indeterminato della Tre Rifugi auspicando un ripensamento complessivo.
Per quattro lunghi anni la Conca del Pra ritornò una normale località alpina. Tutto pareva avere avuto fine: niente baccanali a seguire l’estrazione dell’ordine di partenza la vigilia della gara, nessun canto notturno a tenere sveglie le tenebre (le donne son come le vipere ecc...). Solo quei segni gialli, resistenti a intemperie e tempo, segnalavano la sacralità dei sentieri che collegavano Jervis, Barant, Barbara, Manzol (Ahi) e Granero. La scritta “Trofeo Tre Rifugi” troneggiava triste sui macigni dell’Ascesa al Colle indicando la giusta direzione agli escursionisti in pellegrinaggio sui sentieri del mito.
L’inverno dell’anno 2000 intervenne la svolta: Claudio Vittone e Daniele Catalin misero la loro esperienza a disposizione di un nuovo Comitato organizzatore, furono avviati contatti Istituzionali e con le Associazioni di valle e il 1° luglio 2001, con la confermata supervisione del Cai Uget Val Pellice la Tre Rifugi riprese vita e celebrò la sua 26° edizione.
La ripartenza preannunciata e fortemente voluta rappresentava una sfida al “nuovo che avanza”, un richiamo alla tradizione delle Inutili Fatiche che su quei sentieri aveva avuto inizio. La risposta del popolo dei faticatori non fu all’altezza delle aspettative: 57 coppie maschili, 3 femminili e… la prima coppia mista provenienti dalla valle stessa ad eccezione di 3 sole coppie “foreste”. Numerosi furono gli atleti fedifraghi che abbandonarono il primo amore alla ricerca di emozioni più esotiche e opposero resistenza al canto delle Sirene che proveniva dall’alta Valle Pellice.
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Dura lex, sed lex! La sentenza fu pronunciata senza possibilità di appello dal Giudice Fidal salito alla Conca per ricondurre a norme e regolamenti i recalcitranti ed eretici organizzatori. Fu assolta la partecipazione femminile sulla distanza completa, oramai sdoganata dall’Autorità Federale, fu trovato un compromesso per le coppie di atleti non tesserati per la stessa società definendoli “liberi”, si chiuse un occhio per la coppia “mista” ma la partecipazione ad una gara definita “regionale” da parte di atleti provenienti da fuori regione non poteva essere accettata.
Poco importava se gli atleti interessati, Salvatore Concas e Massimo Pastorino, attratti dall’alone di mito che circondava la Tre Rifugi, avessero affrontato la mattina stessa il lungo viaggio che separava Genova dal Rifugio Jervis, salita a piedi compresa. Giunti alla meta ed indossati i giusti paramenti per la sacra celebrazione incontrarono il diniego assoluto di “Mangiafuoco”in veste (bianca) di Giudice Unico ed inappellabile Fidal! La secca sentenza fu pronunciata davanti agli occhi ancora assonnati ma, soprattutto, sbigottiti dei atleti liguri. L’incredulità del diniego avvolse lo sguardo buono di Daniele Catalin, assunto al ruolo di Responsabile organizzativo, che cercò in tutti i modi di fare rinsavire l’autorità federale senza ottenere risultato alcuno.
Lontano da occhi ed orecchie istituzionali tra gli increduli atleti e l’eretico Comitato fu individuata una soluzione: gli atleti avrebbero partecipato alla gara con tanto di rilevamento cronometrico partendo senza ufficialità e numero di pettorale. Per il dopo gara si sarebbe trovata una soluzione adeguata: “Va ben cuscì, belin!” fu la risposta che sancì l’accordo extra federale. Presero il via dai pressi dei Crin ‘d Puluc che svolsero, nell’occasione, le funzioni di starter ufficiale ed affrontarono (gli atleti n.d.r.), a passo adeguato, il prologo pianeggiante prima dei sacri sentieri.
La partenza dei sacrilegi atleti fu seguita immediatamente da un allungo potente e possente di Daniele Catalin che, dopo averli faticosamente raggiunti, consegnò loro due cartellini che li rendessero riconoscibili a controlli e ristori collocati sul percorso.
Due ore, 44 e 26 il tempo impiegato dalla coppia ligure. Due e 45 nette se si vuole aggiungere il tempo necessario per raggiungere i Crin dalla partenza ufficiale del Jervis!
La premiazione fu generosa con loro, esclusi dalla classifica tarocca della Fidal ma inseriti in quella ufficiale della 26° edizione in 11° posizione su 58 coppie classificate. Il giudice Mangiafuoco non aveva potuto (davvero un peccato) fermarsi per il cerimoniale vespertino causa il lungo viaggio che lo divideva dalla Valle Susa e vissero tutti felici e contenti facendo ritorno, gli atleti liguri, nelle edizioni future.
Intanto nella edizione 2001 faceva capolino il giovane Paolo Bert, in compagnia del già anziano Massimo Lasina…
Carlo Degio

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