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RICORDANDO DANIELE “DANY” BUFFA

Salire, salire e ancora salire. La corsa, quella meno istituzionale che ti fa immergere nella natura;

poi ancora il ciclismo, anche lui tradotto nella versione selvaggia di boschi e montagne ma ancora non basta: l’inverno coniugato con gli sci ai piedi e, ancora una volta, fuori dalle piste affollate ma vissuto nella solitudine semi filosofica dello sci alpinismo.

C’è stato il tempo dell’agonismo, praticato con eccellenza alla scuola di un altro Daniele nella Atletica Val Pellice, che ha prodotto risultati e infinite amicizie attratte da un carattere simpaticamente contagioso ma oramai era il tempo degli affetti famigliari e dell’agonismo divenuto passione sportiva.

Proprio la passione sportiva lo ha condotto lassù in un pomeriggio feriale ed indagarne i “perché” o i “come è successo” è davvero esercizio inutile e anche irrispettoso.

Rimane il profondo dolore cha ha sconvolto la sua famiglia e l’incredulità del mondo dello sport. Un abbraccio a tutti loro è indispensabile e confortante ma non può che lenire solo in superficie il tumulto degli affetti, della rabbia e dello straziante dolore che accompagna questa tragedia umana.

Un pensiero leggero può accompagnare la tristezza di questi momenti: immaginare che il suo sogno tradotto in “bisogno di salire” si sia completato sentendolo sussurrare: “…e quando le montagne non mi basteranno più, allora volerò…nel vento”

Buon volo Dany