ANNO 2020: ADDIO ALLE GARE MA NON ALLE CORSE E ALLE CAMMINATE

PESSIMISMO O REALISMO? - LIBERE RIFLESSIONI SUL TEMA

Un chiarimento è d’obbligo, in premessa. Le gare sono appuntamenti sportivi che prevedono una struttura organizzativa e la presenza di un numero di atleti che gli organizzatori auspicano il più alto possibile. La corsa è un gesto biodinamico che prevede un attimo di sospensione contemporanea di entrambi i piedi da terra e la camminata non prevede neppure questo obbligo. Sia la corsa che la camminata possono (anche) essere fatte in solitudine o in limitata compagnia.

Chiarito il quadro di riferimento qual è il senso di questo scritto? Provare a discutere liberamente sulle reali prospettive di ripresa dell’attività agonistica. Personalmente mi sto convincendo che per il 2020 il discorso “Gare” sia sostanzialmente chiuso. Molte le manifestazioni già annullate e molte ancora legate al filo della speranza, quasi del miracolo che faccia in modo nel breve che… “E’ stato solo un brutto sogno”! Ed in questo caso la precarietà è democratica perché interessa sia le gare di Paese che le grandi manifestazioni internazionali.

Se ciò dovesse verificarsi credo che Federazione ed Enti debbano anche fare una seria riflessione su costi di riaffiliazione e tessere per il 2021 ma non è ancora il momento di affrontare questo tema.

Veniamo al dunque: provo ad esporre in termini sintetici le mie perplessità alle quali potrete aggiungere le vostre o sottrarne alcune delle mie:

1 – Non so, e non è solo un mio limite, quando sarà passata l’emergenza ma so, e di questo penso siate tutti convinti, che la ripresa dello sport, specie dilettantistico sia pure “no stadia”, non sarà tra le priorità della ripresa della vita “normale”.

2 – Quando potremo, in quanto atleti, circolare “liberamente” tra Regione e Regione e tra Stato e Stato?

3 – Dove si potranno trovare le risorse economiche per allestire le gare. Le grandi aziende stanno ritirando le proprie disponibilità ed ai piccoli commercianti e/o partite iva sarà opportuno non chiedere nulla avendo ben altri problemi da affrontare. Si toccherà con mano che le quote di iscrizione richieste, da taluni giudicate eccessive, non permettono da sole l’allestimento di mezza gara.

4 – Quanti sono gli atleti che, con questi chiari di luna, sono disposti a preiscrizioni a manifestazioni precarie?

5– Quale sarà lo staff medico e infermieristico (obbligatorio) disponibile a supportare la sicurezza sanitaria in gara? Penso che se e quando sarà “passata la nottata” altre saranno le priorità.

6 – Siamo sicuri che il volontariato organizzato (Soccorso Alpino, Protezione Civile ecc.) e quello non strutturato non ci richiedano una pausa per potersi dedicare a emergenze più importanti o al giusto riposo dopo questo infinito periodo di stress operativo?

7 – Cosa ci risponderà il servizio 118 quando gli chiederemo (obbligatorio) la disponibilità al preallarme per eventuali esigenze derivanti da infortuni in gara?

 8 – Quale sarà il Sindaco che concederà le necessarie autorizzazioni e quale piano di sicurezza richiederà, anche in presenza di gare a cronometro che qualcuno (secondo me, sbagliando) giudicherebbe più gestibili?

9 – Immagino che la semplice certificazione medico – agonistica non sarà ritenuta sufficiente, almeno nel corso dell’anno. Dovremo fare tutti i tamponi pre-gara?

10 -  ed ultimo punto di questo limitato rosario: gli Organizzatori sanno bene che allestire una manifestazione presuppone tempi che variano dai 2 mesi all’anno per tutte le incombenze da espletare, burocratiche e pratiche. Per le manifestazioni di settembre – ottobre siamo già fuori tempo massimo.

Come detto l’elenco potrebbe non essere esaustivo ma, come tutti i comuni mortali, potrei sbagliarmi. Se così sarà il 2020 sarà un anno senza gare sperando che possa almeno lasciarci la consolazione di praticare la corsa o la camminata, queste ultime indispensabili per mantenere viva la nostra passione.

Una considerazione Post Scriptum: ho avuto modo di sentire parecchi colleghi “Organizzatori” o meglio “Pluri organizzatori”; c’è rammarico ma anche la presa d’atto che, forse, un anno di pausa fa bene anche a noi (loro). Un anno a scoprire altre passioni sempre accantonate per mantenere in piedi la “baracca”.

Carlo Degiovanni

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